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Books / Diari di viaggio
Diario
di viaggio
Australia - Ottobre 2006
di Paola Franchi e Rocco Cinefra
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PARTE
4 - NORTHERN TERRITORY - RED CENTRE
Martedì,
17 ottobre 2006
DARWIN – ALICE SPRINGS (volo aereo)
ALICE SPRINGS – AYERS ROCK/ULURU (503 km)
Partenza ore 07.00 di mattina dall’aeroporto di DARWIN per arrivo
ore 09.00 nella città di ALICE SPRINGS nel cuore dell’AUSTRALIA.
Dopo aver sorvolato il territorio del nord atterriamo ai piedi delle
MacDonnell Ranges. Ritiriamo l’auto, acquistiamo alcuni generi
alimentari e una buona scorta d’acqua per i prossimi giorni.
Da qui ad AYERS ROCK non ci sono centri abitati se non sporadiche
aree di sosta. Al noleggio auto ci hanno informato che a YULARA, dove
hanno sede tutti gli alberghi, c’è un minimercato ma
i prezzi sono molto alti. La nostra mèta è l’ULURU
che dista da qui 455 km.
Prendiamo la STUART HWY in direzione sud fino a ERLDUNDA dove voltiamo
sulla LASSETER HWY. La nostra prima sosta è dopo 200 km all’area
di servizio di ERLDUNDA. Quella successiva è MT.EBENEZER dopo
57 km, per il pranzo al sacco. Qui un aborigeno chiede a Rocco di
andargli a comprare una birra. Naturalmente specifica che non vuole
i nostri soldi. Tutto questo succede mentre io sono alla toilette.
Quando torno e Rocco me lo racconta, io gli spiego che sulla guida
ho letto esattamente quello che gli è appena successo. Il consiglio
nella guida è quello di rifiutare in quanto agli aborigeni
è vietato bere alcolici. Noi seguiamo il consiglio.
Dopo 43 km da MT.EBENEZER incrociamo la deviazione per il WATARRKA
NATIONAL PARK, dove andremo domani, a questo punto mancano 144 km
a YULARA. Ne mancheranno poi solo 10 per arrivare all’ULURU.
A metà strada dall’ULURU si scorge una montagna in lontananza
che potrebbe ingannare il viaggiatore facendogli pensare di aver avvistato
il monolito più grande del mondo. In realtà si tratta
di MT.CONNER.
Ci fermiamo in un punto panoramico e risalendo una piccola duna ammiriamo
l’immenso lago salato che si estende all’orizzonte, La
strada è una linea grigia tracciata in un mare arancione. Anche
qui il caldo si fa sentire, ma sembra che il tempo stia cambiando.
Arriviamo finalmente all’ULURU. Lo vediamo maestoso all’orizzonte.
Ci avviciniamo sempre più. E’ lì davanti a noi.
Ci attrae come una calamita attira un metallo. Per entrare nel parco,
gestito dagli aborigeni ANANGU, si pagano 25 AUD a testa. Il biglietto
è valido tre giorni. Il parco è aperto dall’alba
al tramonto. Ci viene fornita una piccola guida più un foglio
aggiuntivo, quest’ultimo scritto in italiano.
LA
LEGGE TJUKURPA
La legge Tjukurpa costituisce il fondamento della cultura Anangu.
Essa stabilisce le regole per il comportamento e il vivere in comune.
E’la legge che impone il rispetto tra le persone e tra queste
e la terra che dà sostentamento alla gente. La legge Tjukurpa,
che risale all’epoca della creazione, continua a disciplinare
i rapporti al giorno d’oggi.
La legge Tjukurpa regola i rapporti tra persone, piante, animali e
le caratteristiche fisiche della terra. La stessa legge offre spiegazioni
sulla formazione, sul significato e sulla conservazione di tali rapporti.
La legge Tjukurpa è stata tradotta come “Dreaming”
o “Dreamtime” ossia come “Tempo dei sogni”.
Tale traduzione però è invero inesatta, poiché
la Tjukurpa non si riferisce ai sogni secondo il significato tradizionale
della cultura occidentale, non si tratta di un fenomeno irreale o
immaginario. La Tjukurpa è la legge tradizionale che spiega
l’esistenza e disciplina la vita quotidiana. La Tjukurpa racchiude
in se stessa il concetto dell’esistenza, nel passato, il presente
e il futura. La Tjukurpa dà una risposta a importanti quesiti
quali la creazione del mondo e il modo in cui gli esseri umani e tutti
quelli viventi si inquadrano nel concetto globale della vita. Essa
forma la base di tutte le leggi che governano la natura e tutti gli
esseri viventi.
La Tjukurpa è tutta attorno a noi nel paesaggio stesso. Quando
gli Anangu osservano la terra, e ogni sua caratteristica e tutte le
sue ceature, essi vedono i segni della presenza vivente degli antenati.
Uluru e le sue molte caratteristiche, continuano a raccontarci della
Tjukurpa.
In trincio, il mondo era privo di forma e fisionomia. Esseri atavici
emersero da questo vuoto e viaggiarono in lungo e in largo, creando
tutte le specie viventi e le caratteristiche del paesaggio desertico
che vediamo oggigiorno. Uluru e Kata Tjuta offrono una prova fisica
delle attività e dei viaggi degli esseri atavici che vengono
tramandati sin da allora nella storia, canti, danze e cerimoniali.
La conoscenza del modo in cui prendersi cura della terra, animali,
piante e genti è stata tramandata da generazione a generazione
sotto forma di Tjukurpa, la legge cioè degli Anangu.
Uluru e Kata Tjuta fanno parte di una grande rete di luoghi importanti,
collegati l’uno all’altro da iwara (sentieri), formati
da diversi antenati durante i loro viaggi. In tutte le direzioni,
Uluru e Kata Tjuta sono collegati con persone e luoghi. Le pianure
di sabbia e le zone boscose de parco e oltre sono piene dei segni
dei viaggi degli antenati.
L’individuo Anangu impara la Tjukurpa in diverse fasi durante
la sua vita. Egli deve passare attraverso una serie di gradi di saggezza,
conoscenze e responsabilità. Per pian piano imparare gli intrecci
della legge Tjukurpa gli Anangu devono ascoltare bene.
L'Uluru
è il monolito (unico pezzo di roccia) più grande del
mondo, si innalza fino a 350 metri dalla distesa desertica e per gli
aborigeni Anangu è un luogo sacro. La particolare tonalità
rosso-arancione, accentuata dal sole all’alba e al tramonto,
è puramente superficiale, risultato dell’ossidazione
del ferro nella roccia normalmente grigia. In certi punti la superficie
si è sgretolata o usurata, creando figure bizzarre e caverne.
Ci fermiamo in corrispondenza del SUNSET VIEW POINT anche se è
ancora presto per il tramonto. Ci sono due ragazze che osservano l’ULURU
bevendo una birra. Ci facciamo fare una foto e scambiamo due chiacchiere.
Andiamo poi al visitor center e successivamente percorriamo la strada
asfaltata di circa 11 km, che scorre lungo il perimetro del monolito.
Individuiamo anche il SUNRISE LOOKOUT, dove verremo domani mattina
per vedere l’alba.
Arriviamo nel punto in cui si accede alla salita della roccia. Per
il popolo degli Anangu il sentiero che si arrampica sul fianco del
monolito riveste un grande significato spirituale in quanto è
considerato parte dell’itinerario percorso dagli uomini Mala
al tempo in cui giunsero a Uluru. Per questo motivo chiedono di non
scalarlo. Allo stesso tempo però non è vietato. Noi
rispettiamo la volontà aborigena.
Oggi non è consentito salire in quanto ieri ha piovuto e il
terreno è impervio. Prima della salita ci sono alcuni accorgimenti
da prendere in quanto non è assolutamente facile. Anche se
si fosse intenzionati a salire si cambierebbe subito idea dopo averli
letti nel pannello informativo all’entrata (si sono verificate
anche delle disgrazie mortali).
Verso il tramonto raggiungiamo il SUNSET VIEWPOINT. Il parcheggio
è già gremito di gente. Il cielo non promette niente
di buono. Una distesa di nuvole grigie oscura i
raggi del sole. Comincia anche a piovere. Nessuno si muove. Aspettiamo
e spunta l’arcobaleno proprio sopra l’ULURU.
Solo quando ormai è buio lasciamo il monolito e prendiamo la
strada per YULARA che dista 6 km dall’entrata del parco. In
lontananza un susseguirsi di lampi si scaricano al suolo.
Il nostro albergo è il THE LOST CAMEL (AUD 404). La stanza
è arredata in modo moderno ed essenziale. Non manca niente.
Dopo cena pensiamo al nostro itinerario di domani: sveglia presto
per vedere l’alba all’ULURU, visita dei MONTI OLGAS/KATA
TJUTA (che in aborigeno significa Tante Teste), partenza per KINGS
CANYON/WATARRKA N.P.. Pensandoci bene però ci piacerebbe rimanere
qui all’ULURU un giorno in più.
Per prima cosa dobbiamo chiedere se c’è una camera disponibile
qui al THE LOST CAMEL o in un altro albergo (es.OUTBACK PIONEER dove
avremmo prenotato anche per questa notte se ci fosse stato posto)
dopo dobbiamo chiamare il KINGS CANYON RESORT per spostare la prenotazione
da domani a notte a dopo domani, sempre che ci sia posto.
Per il momento consultiamo internet per verificare le previsioni del
tempo nei prossimi giorni e diamo un’occhiata alle notizie dall’Italia.
Usciamo per telefonare a facciamo due passi. E’ davvero buio!
Rimandiamo la decisione a domani.
www.centralaustraliantourism.com
Central Australian Tourism
Gregory Terrace – Alice Springs
www.ayersrockresort.com.au
Mercoledì,
18 ottobre 2006
YULARA - AYERS ROCK/ULURU – MONTI OLGAS/KATA TJUTA –
YULARA (230 km)
Questa mattina andiamo a vedere l’alba all’ULURU. Il sole
sorge alle sei e dieci. Sveglia alle quattro, alle quattro e mezza
siamo in piedi e un’ora più tardi siamo a destinazione.
Quando arriviamo al SUNRISE LOOKOUT è ancora buio ma sembra
di essere al mercato nell’ora di punta. E’ pazzesco! Gruppi
di giapponesi stanno facendo colazione comodamente seduti in seggioline
da campeggio, ognuno con il proprio sacchetto. Sono molto organizzati,
ma sembrano degli alunni in gita scolastica. Tanti altri si sono portati
qualcosa di caldo per stemperare l’attesa.
Anche noi mangiamo qualcosa. Purtroppo questa mattina è nuvoloso
e dobbiamo aspettare fino alle sette passate prima di vedere il sole
illuminare l’ULURU. A quest’ora siamo rimasti in pochi
e l’atmosfera è molto più originale. Il silenzio
ha ripreso il sopravvento. La calma ci circonda. Facciamo il giro
della roccia e come prima sosta ci fermiamo al MUTITJULU WALK . Qui
percorriamo un tratto del sentiero ai piedi dell’ULURU fino
ad arrivare ad una piccola piscina naturale permanente dove confluisce
l’acqua piovana dopo il suo percorso lungo la parete rocciosa.
Da vicino si vedono chiaramente i segni dell’acqua evidenziati
da strisce scure che per la loro forma sinuosa sembrano disegnate
dalla mano di un pittore. Riprendiamo il viaggio e la prossima sosta
è MALA WALK. Da qui si accede all’arrampicata. Anche
oggi la salita è interdetta a causa del forte vento in quota.
Noi percorriamo un altro tratto del sentiero alla base del monolito
giungendo in un punto in cui la roccia ha formato una rientranza simile
ad un onda alta 30 metri. In alcuni punti è proibito fotografare
e fare riprese in quanto sono luoghi sacri per gli aborigeni.
Decidiamo di rimanere un’altra notte a Yulara e prima di rientrare
all’albergo ci fermiamo all’OUTBACK PIONEER dove prenotiamo
una camera (AUD 208). La ragazza alla reception chiama il KINGS CANYON
RESORT e ci sposta la prenotazione a domani sera. Piccolo particolare:
per domani sera però hanno solamente una camera di lusso AUD
431.
Dopo aver lasciato il THE LOST CAMEL andiamo ai MONTI OLGAS. Distano
50 km dall’ULURU. Da qui si vedono chiaramente in lontananza.
Lungo la strada non c’è nessuno. Per la loro forma queste
formazioni rocciose vengono chiamate KATA TJUTA che in aborigeno significa
TANTE TESTE. Ci fermiamo ad osservarle dal punto panoramico KATA TJUTA
DUNE VIEWING. Per visitarle si può esplorare la Valle dei Venti
(VALLEY of THE WINDS) oppure il WALPA GORGE. Intraprendiamo il WALPA
GORGE . Tra andata e ritorno è già ora di pranzo. Siamo
distrutti. Fa veramente molto caldo!
La nostra camera all’OUTBACK PIONEER non è pronta prima
di oggi pomeriggio alle due quindi decidiamo di andare a mangiare
nell’area pic-nic del visitor center dell’ULURU. Siamo
svegli dalle quattro di questa mattina e incominciamo ad accusare
un po’ di stanchezza.
Appena abbiamo la stanza ci rilassiamo qualche ora per poi tornare
all’ULURU in attesa del tramonto. Purtroppo non mi sento tanto
bene. Anzi sto proprio male. Ho uno dei miei tremendi mal di testa.
Quelli che non sai dove stare, fai fatica a parlare ed a tenere gli
occhi aperti. Accidenti! Ma proprio qui e adesso! Non mi resta che
sdraiarmi e cercare di addormentarmi. Passerà. Rocco trascorre
il resto della serata da solo. Saremmo dovuti andare al ristorante
dell’albergo. Qui avremmo scelto la carne tra canguro, emù
e coccodrillo e poi ce la saremmo cotta alla piastra. Invece Rocco
va da solo e prende un burrito con carne di canguro. Il sapore è
simile a quello della carne di struzzo. Quindi è buona.
Giovedì, 19 ottobre 2006
YULARA – KINGS CANYON RESORT (374 km)
Questa mattina ci alziamo con calma. Salutiamo l’ULURU e riprendiamo
la LASSETER HWY. Dopo aver percorso 144 km, prendiamo la deviazione
per la LURITIJA ROAD. Lungo il percorso c’è solo il deserto
a farci compagnia fino a quando non ci attraversa la strada un cammello.
Ci fermiamo immediatamente per fare qualche foto e ne approfittiamo
per sgranchirci le gambe. Arriviamo al WATTARRKA N.P. e ci fermiamo
al nostro albergo dove però non possiamo ancora lasciare i
bagagli. Dobbiamo tornare più tardi. Lì vicino c’è
un distributore di benzina, un general store, un bar e un locale che
di sera si trasforma in un “ristorante” all’aperto
con musica dal vivo. L’ora di pranzo non è lontana e
per riempire un buco allo stomaco, compriamo una porzione di french-fries
.
Dopo pranzo prendiamo possesso della nostra stanza. E’ davvero
grande e confortevole. In più c’è anche la vasca
idromassaggio con finestra panoramica .
Nel primo pomeriggio cominciamo ad esplorare il parco. Prima andiamo
alle KATHELEEN SPRINGS poi al KINGS CREEK. Qui camminiamo all’interno
del canyon fino al punto più interno dove è possibile
arrivare. Si è completamente circondati dalle alte pareti rocciose.
Inoltre ci sarebbe un percorso di 6 km, il CANYON RIM WALK. La guida
consiglia di percorrerlo nelle prime ore del giorno quando ancora
non è caldo. Per fare tutto il tragitto ci si impiega dalle
tre alle quattro ore. Il primo tratto, molto ripido, risale la parete
rocciosa per arrivare in cima al canyon. Essendo ormai quasi le cinque
di pomeriggio non ci azzardiamo ad intraprenderlo ma siamo sicuri
che non avremmo avuto alcun problema a farlo anche noi. Decidiamo
comunque di farne un tratto risalendo dalla parte finale. Arriviamo
in cima e ci godiamo il paesaggio. E’ quasi il tramonto quando
rientriamo in albergo.
Al parcheggio del parco c’è un signore anziano che ci
chiede un passaggio. E’ insieme al figlio. In realtà
ha appuntamento con la moglie che li deve venire a prendere alle sette.
Ci spiega che nel tragitto per l’albergo potremmo incrociare
la macchina della moglie. Staranno attenti. Ci racconta che abitano
a NEWCASTLE , una cittadina a nord di SYDNEY. La figlia lavora ad
ALICE SPRINGS e loro sono venuti qui in vacanza. Neanche a farlo apposta
il figlio vede la macchina della madre e le indica di fermarsi. Finisce
qui il nostro incontro. E’ stato divertente.
Rientriamo in albergo, facciamo un bagno rigenerante e poi andiamo
al ristorante. E’ gremito di gente. Sul palco c’è
una coppia di musicisti non più giovani che suona allegramente.
E dopo la cena si aprono le danze. Alle nove della sera però
tutto finisce. Si spengono le luci e si va a dormire.
Domani mattina ci dobbiamo alzare molto e ripeto molto presto.
http://www.nt.gov.au/nreta/parks/find/watarrka.html
http://www.kingscanyonresort.com.au
Venerdì, 20 ottobre 2006
KINGS CANYON RESORT – ALICE SPRINGS (499 km)
ALICE SPRINGS – ADELAIDE (volo aereo)
La
regione di Alice Springs, chiamata MPARNTWE in lingua aborigena, è
la terra di origine del popolo Arrernte. Cuore della regione è
la confluenza dei fiumi Charles e Todd. Per gli aborigeni tutte le
caratteristiche topografiche della città sono opera di creature
ancestrali che modellarono il paesaggio scendendo da Emily Gap nei
MacDonnel Ranger, a sud-est della città.
La comunità aborigena di Alice Springs, piuttosto numerosa,
mantiene forti legami con il proprio territorio d’origine.
(lettura dalla Lonely Planet)
Ci
alziamo prima dell’alba. Dobbiamo fare 500 km per arrivare ad
ALICE SPRINGS. Secondo i nostri programmi così possiamo visitare
la città, fare un po’ di shopping ed essere in aeroporto
per le tre del pomeriggio. Il nostro volo per ADELAIDE, (SOUTH AUSTRALIA)
parte alle 16:20.
E’ ancora buio quando lasciamo il resort. Ci mettiamo in marcia
e procediamo lentamente fina quando il sole sorge all’orizzonte.
Ai bordi della strada incontriamo un cavallo, alcuni canguri e in
mezzo ai cespugli scorgiamo anche un dingo. Nessun cammello.
Arrivati ad ERLDUNDA facciamo una sosta prolungata di mezz’ora
all’area attrezzata. Al general store acquistiamo alcuni souvenir
e del cibo per fare colazione. Siamo pronti per ripartire! Raggiunta
la STUART HWY procediamo verso ALICE SPRINGS. Ci fermiamo per fare
benzina a STUARTS WELL. Quest’area di sosta non è molto
popolata. Mentre Rocco fa alcune foto, scorgiamo un individuo alquanto
buffo. Si trova in piedi davanti al suo furgone. Indossa uno strano
cappello e sul suo viso spicca una folta barba bianca simile a quella
di Gandalf. (Signore degli Anelli). Mentre ci dirigiamo verso la macchina
veniamo raggiunti da questa persona con la quale scambiamo alcune
chiacchiere. Scopriamo così che viene dalla Nuova Zelanda e
sta facendo un viaggio in giro per l’Australia. Prima di salutarci
Rocco, con il suo permesso, gli scatta anche una foto.
Quando arriviamo ad ALICE SPRINGS per prima cosa andiamo all’aeroporto
per chiedere conferma del volo. La tappa successiva è la vecchia
stazione del GHAN. Questo treno è stato il primo mezzo di collegamento
che ha unito la città di ADELAIDE con ALICE SPRINGS.
La storia del Ghan
iniziò nel 1877, quando si decise di costruire una linea
ferroviaria da Adelaide a Darwin. Solo per raggiungere Alice Springs
ci vollero cinquant’anni e gli ultimi 1500 km, che raggiungono
Darwnin, sono stati completati di recente. Fu costruita in una pianura
alluvionale e periodicamente le piogge ne causarono la completa distruzione.
Inoltre il terreno impervio, le rotaie fragili, i vagoni letto troppo
leggeri, consentivano una velocità massima di 30 km/h. I viaggiatori
doveva cambiare tre treni prima di giungere a destinazione e nell’ultimo
tratto le carrozze erano trainate da cammelli. I treni a trazione
animale, guidati da cammelli afgani, furono il primo mezzo di trasporto
attraverso l’outback, e fu da questi conducenti che la ferrovia
del Ghan prese il nome. Nel 1929 i binari raggiunsero Alice Springs.
Il vecchio Ghan era un servizio inaffidabile, costoso da mantenere
e c’era sempre il rischio che un forte acquazzone spezzasse
le rotaie in un punto qualsiasi della ferrovia. I lanci di provviste
col paracadute per soccorrere i viaggiatori arenati nell’outback
divennero all’ordine del giorno, e ci fu una volta in cui il
Ghan giunse a destinazione con dieci giorni di ritardo!
All’inizio degli anni ’70 la rete ferroviaria del South
Australia fu rilevata dal governo federale che progettò una
nuova linea per Alice Springs. Nel 1980 la ferrovia fu completata
e nel 1982 il vecchio Ghan fece la sua ultima corsa.
Se il vecchio treno poteva trasportare 140 passeggeri e faceva il
viaggio in 50 ore, il nuovo Ghan ne trasporta il doppio e lo fa nella
metà del tempo.
www.oldghan.com.au
Qui
facciamo conoscenza con alcuni dei pensionati che sono qui ad ALICE
SPRINGS per i MASTERS GAMES (21-28 October 2006 – www.alicespringsmasters.nt.gov.au)
per fare quelli che potremmo chiamare “I GIOCHI DELLA TERZA
ETA’. Questi giochi si tengono ogni due anni e migliaia di persone,
non più giovani, competono in più di 30 sport. Hanno
partecipato alla stessa manifestazione anche in Italia.
Sono stati a ROMA. Peccato che nei loro ricordi è ancora vivo
lo scippo subito da un loro conoscente. Non è bello sentirselo
dire.
Poi andiamo a vedere la “SCHOOL OF THE AIR” (www.assoa.nt.edu.au).
Da qui trasmettono le lezioni tramite internet o la radio, per i bambini
che abitano nelle remote cattle station (ranch dove allevano il bestiame)
e non possono frequentare la scuola elementare. Visitiamo la STAZIONE
DEL TELEGRAFO dove ha avuto origine la città di ALICE SPRINGS.
(http://www.nt.gov.au/nreta/parks/find/astelegraphstation.html)
La
stazione del telegrafo di Alice Springs era situata a metà
strada lungo la Overland Telegraph Line da Darwin ad Adelaide. Questa
linea telegrafica ebbe un ruolo di primaria importanza nello sviluppo
dell’Australia. Inaugurata nel 1872, la linea ridusse di colpo
l’isolamento degli australiani dal resto del mondo. Lo scambio
di messaggi personali e di affari si poteva ora svolgere in ore invece
che in mesi come avveniva prima per via mare. Entro il 1900, questa
stazione molto isolata, ospitava un cuoco, un maniscalco, una governante,
quattro addetti al telegrafo ed in più il capostazione e la
sua famiglia. Nell’edificio noto come “the barracks”
(le baracche), fu la prima importante struttura costruita nell’Australia
Centrale, e nel gennaio del 1872 venne trasmesso il primo messaggio
telegrafico ad Adelaide. La Parks and Wildlife Commission (Dipartimento
della Fauna Boschi e Foreste) la protegge come testimonianza della
vita solitaria che conducevano i pionieri che per primi misero in
funzione la linea telegrafica che collegava l’Australia con
il mondo. (lettura dal depliant in lingua italiana fornito all’ingresso
della stazione che può essere visitata individualmente o con
guida)
Ed
infine saliamo in cima ad ANZAC HILL da dove si domina la città
e si vede chiaramente il varco aperto tra le MACDONELL RANGE che segna
il passaggio della STUART HWY. Nella guida consiglia di venire qui
al tramonto. Adesso è quasi ora di pranzo.
Parcheggiamo la macchina e andiamo al forno a comprare qualcosa per
il pranzo. Comodamente seduti ci gustiamo alcune specialità
della cucina australiana: sfogliatine ripiene di pasticcio di carne,
altre con prosciutto e formaggio ed una salsiccia all’interno
di un cannolo salato. Un pasto leggero!
Le ore che ci separano alla partenza le trascorriamo nell’area
pedonale piena di negozi e locali molto turistici. Compriamo magliette,
boomerang e pupazzi. Ma adesso dove le mettiamo tutte queste cose?
No problem. Le aggiungiamo al bagaglio a mano.
Il tempo passa in fretta. E’ ora di andare. Il nostro soggiorno
nel RED CENTRE è terminato. Salutiamo il NORTHERN TERRITORY
e tocchiamo il suolo del SOUTH AUSTRALIA atterrando ad ADELAIDE.
Il nostro volo è in orario. Il viaggio trascorre tranquillo.
Al tramonto siamo ad Adelaide. Qui abbiamo prenotato una camera all’
AVIATOR’S LODGE (AUD 75) vicino all’aeroporto. Ritiriamo
i bagagli e andiamo all’ufficio della HERTZ per ritirare la
macchina.
Appena mettiamo piede fuori dall’aeroporto, veniamo colpiti
da una folata di aria fredda. Qui la temperatura è decisamente
più bassa. Ci sono poco meno di 20 gradi. Per noi è
freddo, considerando che fino a poche ore fa eravamo sotto il sole
cocente del deserto ad una temperatura superiore ai 30 gradi!
Questo è il nostro ultimo noleggio auto. Da qui arriveremo
a SYDNEY. Decidiamo di riconsegnare la macchina in città e
non all’aeroporto. Anche perché gli ultimi giorni non
ci servirà. Per andare all’aeroporto prenderemo un taxi
oppure prenoteremo il servizio di bus navetta.
All’ufficio della HERTZ ci siamo fatti indicare la strada per
arrivare all’albergo e loraggiungiamo
dopo una sosta in un centro commerciale per comprare qualcosa da mangiare
per cena. La nostra camera è molto semplice ma non manca niente.
Alla reception chiediamo informazioni per arrivare a CAPE JERVIS,
dove dobbiamo essere domani mattina alle 08.30 per prendere il traghetto
con destinazione KANGAROO ISLAND. La signora è molto gentile
e non è difficile capire la strada che dovremo fare.
http://www.aviatorslodge.com.au
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